Istituto Tecnico Industriale, indirizzo Informatica, Aula
Magna piena di studenti di quarta - e dei loro insegnanti - che subivano una mia conferenza sul tema
“Pensiero naturale e Pensiero formale”. Mi consolava l’idea che, essendo
informatici, fossero abbastanza pratici dell’uso formale del linguaggio. Avevo da poco iniziato proponendo di
risolvere il seguente semplice sillogismo condizionale:
Se sono in aereo non sono
tranquillo
Sono tranquillo
… ?
e affermato che la deduzione corretta era “non sono in
aereo”. Uno studente mi ha contestato la
conclusione in questo modo: “E se prima di salire sull'aereo avessi
preso un tranquillante? Sarei tranquillo e sarei in aereo!”
[n.d.r: ottimo esempio di pensiero naturale, dopo aver
attribuito un senso alle premesse, lo studente criticava la conclusione alla
luce delle attività pratiche legate al contesto costruito sulle premesse
stesse].
Con un sorriso professorale gli ho ricordato che se si adotta il ragionamento formale, come stavamo
facendo, le premesse vanno accettate come fondamento obbligato e insindacabile
sul quale costruire la conclusione, senza discuterle.
Lui ha alzato un sopracciglio e mi ha
risposto serafico: “Ma certo che accetto le premesse, sennò che l’avrei
preso a fare un tranquillante prima di salire in aereo?”. Una sua
compagna lo guarda con disapprovazione e sbotta: “I tranquillanti
fanno male, non si possono prendere come le caramelle!”
Ho capito che non sarebbe stata una passeggiata.